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Lazio, riparte la stagione balneare ma l'erosione continua a preoccupare

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Al via la stagione balneare sul litorale laziale ma continua a preoccupare l'erosione che divora i lidi. "Non c'è turismo se non c'è spiaggia, bene della collettività che deve essere sempre e comunque difesa, possibilmente senza creare danni all'ambiente e senza sperpero di risorse per interventi sbagliati". Così Marco Maurelli, presidente di Federbalneari Lazio, interpellato da Adnkronos, interviene sulla riapertura delle spiagge nella Regione soffermandosi poi sul fenomeno "preoccupante" dell'erosione costiera.

"L'avvio ufficiale della stagione balneare è fissata al primo giugno, tuttavia la Regione Lazio - spiega Maurelli - ha dato l'opportunità di aprire già dal 1° maggio, con riscontro positivo di moltissimi Comuni. Roma partirà il 15 maggio ma nel litorale nord molti hanno già aperto". Con il benestare di Federbalneari secondo cui, "lo stabilimento balneare svolge una funzione sociale" e, a fronte dell'emergenza sanitaria, "consente distanziamento e sicurezza sulle spiagge. Sotto questo profilo si registra il massimo impegno da parte dei concessionari". Un plauso va "al piano vaccinale anti-Covid del Lazio, ormai decollato, che ci permetterà di tornare a vivere l'estate in sicurezza", aggiunge Maurelli.

Fin qui tutto bene. Quel che continua a preoccupare Federbalneari Lazio - e non solo - è l'erosione dei litorali che avanza. "Un problema sottovalutato, affrontato in modo non ortodosso dalla Regione. L'erosione, certificano i dati, è notevolmente aumentata come conseguenza diretta di interventi inefficaci. Non si può pensare di risolvere buttando quattro sassi a mare, senza logica, senza studi e valutazioni ambientali. Bisogna intervenire alla radice del problema evitando sperpero di risorse", evidenzia Maurelli.

Il litorale laziale si sviluppa complessivamente per 290 km, di cui 220 km sono coste basse sabbiose. Secondo i dati degli esperti, riportati da Federbalneari, già nel 1970 l'erosione era presente in diverse zone del litorale coinvolgendo circa 20-25 km di costa (il 10% circa del litorale sabbioso). Attorno al 1990 risultavano in erosione 77 km di litorale (dati Apat): circa la metà 'protetta' da opere rigide (pennelli, barriere radenti e scogliere) arrivando nel 1997 a circa 460 di numero. Nel 2000, secondo fonti Ispra, la Regione Lazio aveva perduto circa 2 milioni di metri quadrati di arenile, un bene economico diretto del valore capitale complessivo di circa 3 miliardi di euro.

Gli ultimi dati regionali pubblicati anche nelle Linee Guida Nazionali sulla erosione costiera (Tnec-2018), sono riferiti al periodo 2007-2012 e riportano la presenza di 103 km di tratti di litorale in erosione (pari a circa il 44% del totale delle spiagge basse sabbiose), con una perdita di arenile stimata in circa 200.000 metri quadrati/anno. "Dopo aver investito in circa 50 anni almeno 150 milioni di euro per 'proteggere' i litorali trovandosi poi con una erosione al 44% degli stessi litorali, dovrebbe comportare la messa in discussione di metodi e scelte politiche", sottolinea Maurelli che punta il dito sul fatto che si continuano a progettare e realizzare le stesse opere rigide di prima e continui ripascimenti che non risolvono. E' il caso di Ostia. Dal 1990 al 2015 l’erosione complessiva del litorale di Ostia - dopo diversi interventi - è passata da circa 50.000 mq a 120.000 mq, con un incremento del 250%. "E la situazione dal 2016 ad oggi non è affatto migliorata. E' tempo di cambiare approccio - chiosa il presidente di Federbalneari Lazio - con una più ampia condivisione e trasparenza nella fase decisionale degli interventi da programmare valutando tutte le criticità in tema di danno ambientale".

"Bisogna ammettere che in Commissione non si è mai assistito a un dibattito lungimirante ed è mancata una visione d’insieme", dice, da parte sua, Marco Cacciatore, consigliere regionale del Lazio (Europa Verde) e componente della XII Commissione alla Pisana che si occupa anche di erosione costiera. Mentre per Fabrizio Ghera, capogruppo di Fdi alla Regione Lazio, "nulla di efficace e duraturo è stato prodotto per la salvaguardia delle coste laziali".

Senz'altro è "un segnale positivo" la riapertura degli stabilimenti balneari sia per i lavoratori, che per i frequentatori che amano godersi il mare, afferma all'Adnkronos Ghera, convinto "che i titolari faranno tutto il possibile per essere pronti ad accogliere i bagnanti nel pieno rispetto della normativa anticontagio". Le spiagge laziali, tuttavia, pagano il mancato contrasto all’erosione registrando "una considerevole contrazione della superficie quasi ovunque, un grave danno commerciale, considerando la riduzione degli spazi disponibili dovuta all’osservanza delle misure di distanziamento".

"L’incuria e la cattiva amministrazione - commenta Ghera - mettono a rischio molto di più della prossima stagione balneare, addirittura l’esistenza futura delle strutture. Troppi soldi pubblici sono stati sprecati per inutili ripascimenti subito spazzati via dalle onde. Diversi gli stabilimenti costretti a chiudere per la forte e progressiva contrazione degli arenili (con picchi in alcuni punti anche di oltre cento metri); altri costretti a pagare per intero i canoni demaniali sebbene ormai privati della spiaggia. Questo perché il fenomeno dell’erosione non è stato affrontato in maniera strutturale e concreta". Aree di pregio naturalistico "stanno andando irrimediabilmente perdute e sempre meno spazio resta ai bagnanti per fruire dei benefici del mare, eppure ancora si esita a finanziare uno studio scientifico sulle correnti marine per elaborare un progetto risolutivo, come è stato fatto in altre nazioni".

Tra le aree più a rischio erosione ci sono quelle in prossimità della foce fluviale del Tevere (Ostia e Fiumicino), Fregene, Ladispoli, Santa Marinella e la duna costiera del Circeo, ricorda il collega Cacciatore, secondo il quale, parlando dell'avvio della stagione balneare, "il nodo da affrontare non è soltanto quello, pur importante legato all’operatività delle imprese balneari, ma anche quello relativo alla salute dei cittadini e al rispetto per la biodiversità. Mi riferisco soprattutto al pericolo di incrementare il fenomeno dell’erosione costiera con interventi di azione sulla sabbia che si possono rivelare controproducenti. Ad esempio, la pulizia della spiaggia con mezzi meccanici profondi o la rimozione dei materiali naturali come posidonia e tronchi di legno o materiale spezzato dalle spiagge". Insomma, "ci sono casi in cui le opere di manutenzione dell’arenile arrivano a modificare la morfologia naturale della spiaggia. Tali interventi, se invasivi e non ben regolamentati, rischiano così di rendere la spiaggia più esposta alle mareggiate". E' necessaria dunque la dovuta attenzione considerando che "nella nostra Regione il 54% delle spiagge è a rischio di erosione".

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