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Coldiretti: "Dopo l'apocalisse mercato fiori in ripresa"

webinfo@adnkronos.com (Web Info)
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Il settore florovivaistico nazionale è stato colpito da un crack da 1,7 miliardi nell’ultimo anno per le conseguenze dell’emergenza covid che ha messo a rischio un settore in cui operano 27 mila imprese con circa 200 mila posti di lavoro nella filiera. E’ quanto segnala la Coldiretti all’Adnkronos. Un vero e proprio tsunami senza precedenti nella storia dell’Italia dove per effetto delle misure di sicurezza anti virus e dei timori legati al contagio sono stati azzerati eventi pubblici, fiere e assemblee, cresime, comunioni, battesimi e sposalizi.

“Il lockdown ha causato crollo verticale delle vendite dei fiori recisi sia in Italia che all’estero, per i fiori recisi si è trattato di un’apocalisse. In quel periodo abbiamo visto un crollo del 100% poi passato un mese i mercati hanno ricominciato piano piano a lavorare e ora il trend è in forte crescita grazie all’export già dalla fine del 2020, e in questo inizio 2021” afferma Gianluca Boeri presidente di Coldiretti Liguria e dell’Irf, l’istituto regionale della floricoltura.

Solo considerando il periodo gennaio-ottobre 2020 il dilagare del Covid ha provocato il taglio del 50,3% dei matrimoni a fronte dei 170 mila sposalizi celebrati nello stesso periodo del 2019 secondo l’analisi di Coldiretti su dati Istat. La crisi generata dal virus ha stravolto i programmi di promessi sposi e famiglie e di conseguenza ha messo in crisi le aziende florovivaistiche e non solo, a cascata anche tutto il settore degli eventi ha avuto perdite molto pesanti.

In sofferenza anche la bilancia dei pagamenti con calo del 2,7% nelle esportazioni nei primi 10 mesi del 2020 (777 milioni di euro), rispetto allo stesso periodo del 2019, un balzo delle importazioni, che crescono del 18,1% (389 milioni di euro), sempre rispetto ai primi 10 mesi del 2019, per un saldo positivo di oltre 387 milioni di euro, in contrazione del 17,3% rispetto al periodo gennaio-ottobre del 2019.

“San Valentino è andato molto bene e sta andando bene anche questo inizio di primavera per i fiori recisi - spiega Boeri, floricoltore del distretto di Sanremo - ma non si sa mai cosa può succedere il giorno dopo…".

I fiorai sono in crisi e non vedono grandi prospettive all'orizzonte, anzi temono il peggio. Nel 2020 cinquemila negozi hanno abbassato le serrande e nel 2021 il numero potrebbe aumentare, fino al 40% di chiusure. E' l'allarme che arriva da Federfiori, l'associazione di riferimento di Confcommercio. "Il 30% dei fioristi ha chiuso i battenti nel 2020, da 15 mila negozi siamo passati a 10 mila e nel 2021, se continua così prevediamo che ne chiuderanno altri fino al 40% in meno". A dirlo all'Adnkronos è il presidente di Federfiori Rosario Alfino nel fare un bilancio della crisi che ha colpito questo settore del commercio a causa del dilagare della pandemia. "Non facciamo altro che ricevere segnalazioni dai nostri associati che non ce la fanno più a pagare gli affitti, - spiega Alfino - a sostenere costi in un momento come questo, in cui la gente gira poco e noi, con i negozi aperti, buttiamo quintali di fiori".

A penalizzare moltissimo i fiorai, che sono stati chiusi solo durante il primo lockdown, è la mancanza di eventi come congressi, cerimonie, matrimoni con 85% nel 2020 (dato Assoeventi), ma non solo anche il fatto che "la gente non va più neanche a cena dagli amici e quindi non porta un mazzo di fiori o una pianta".

I fioristi non sanno cosa augurarsi, sono aperti in quanto sono stati inseriti nei beni di prima necessità, ma lamentano perdite di fatturato fino all'80% e quando hanno ricevuto i ristori, per la chiusura nel primo lockdown, sono stati rimborsati con appena 600 euro. "Abbiamo avuto cali di fatturato dell'ordine dell'80%. Così non si può andare avanti" conclude Rosario Alfino.

"Il 2020 per i fiori recisi è stato un anno pesante, registrando un -40% del fatturato in generale, essendo state azzerate le cerimonie in generale. Ancora oggi, a tenere in piedi il mercato e che sta dando ossigeno, sono le esportazioni". A fare un primo bilancio con l'Adnkronos dell'annus horribilis è Aldo Alberto, presidente Cia Liguria e floricoltore nel distretto di Sanremo. "Nei paesi del nord Europa infatti un mazzo di fiori a tavola fa parte di quella cultura mentre da noi è legato alle festività, alle cerimonie e con il crollo dei matrimoni dei matrimoni del -85% (dato Assoeventi) in Italia la perdita è stata secca, senza contare che durante il lockdown i fioristi sono stati chiusi.

In merito al settore florovivaistico, in generale, "dopo il crollo totale di marzo e aprile per le piante in vaso c'è stata una discreta ripresa sia nella tarda primavera-estate che nel periodo autunnale, stagioni nelle quali ci sono stati discreti consumi con perdite di fatturato dal 10% al 30% a seconda delle zone".

Quanto alle misure messe in atto dal precedente governo "i vivai sono stati chiusi a lungo a causa anche dei codici Ateco e poi hanno ricevuto dei ristori inadeguati e pochi contributi per i dipendenti" commenta ancora Aldo Alberto.

La produzione leader italiana a Sanremo è il ranuncolo, mentre i garofani vengono coltivati molto al Sud in Campania e Calabria. Il settore rappresenta in Italia il 5% della produzione agricola totale e si estende su una superficie di quasi 30mila ettari, contando 21mila aziende (100mila addetti), di cui 14mila coltivano fiori e piante in vaso e 7mila sono vivai. Il comparto vale circa 2,5 miliardi di euro, di cui il 55% va attribuito ai prodotti vivaistici (alberi e arbusti). In Europa, le aziende florovivaistiche contano un fatturato di oltre 20 miliardi di euro e l'Italia, vale il 15% della produzione comunitaria. Tra i maggiori produttori in Italia c’è la regione Liguria, seguita da Toscana, Campania e Sicilia.

(di Cristina Armeni)